SEL, il capitalismo e la povertà

La questione fiscale è da sempre al centro della politica.

Dalla fine degli anni settanta se n’è appropriata una Destra populista e movimentista che della guerra al fisco ha fatto un valore costitutivo della sua identità. In America, gli eredi di Ronald Reagan, ogni anno misurano in quale data il cittadino smette di lavorare per mantenere lo Stato e comincia a guadagnare per se stesso, ed anche in Italia viene fatta spesso questa misurazione.

La contrapposizione fra Sinistra e Destra sulle imposte è tanto antica quanto instabile. La storia politica internazionale ha conosciuto capovolgimenti di fronte. In epoche lontane si tassava la popolazione più povera esentando i più ricchi. Dunque le rivolte fiscali per secoli sono state “di Sinistra”, fino al sollevamento popolare contro la tassa sul macinato nel Regno d’Italia (correva l’anno 1868) quando gli scontri con l’esercito si chiusero con 250 morti, mille feriti, quattromila incarcerati.

Del resto la nascita del capitalismo è legata alla prima imposta patrimoniale accettata di buon grado da una borghesia illuminata. La “capitale impositie” varata nel 1585 nei Paesi Bassi fa sì che i ceti abbienti vengano battezzati “capitalisten”, e soprattutto dà un gettito generoso che viene reinvestito in infrastrutture, assegnando così ad Amsterdam la leadership finanziaria in Europa. Karl Marx invece teorizzava un comunismo senza Stato e senza proprietà privata, quindi le tasse lo interessavano ben poco, ragion per cui in Unione Sovietica e nella Cina di Mao il fisco era quasi inesistente.

Con la nascita della socialdemocrazia e il “Welfare State” inizia uno stretto rapporto tra la Sinistra riformista e l’imposizione fiscale: il laburismo inglese è il primo a vedere nelle tasse lo strumento per correggere il mercato senza eliminarlo, attenuare le diseguaglianze sociali e attribuire una gratuità ai servizi pubblici.

Alla fine degli anni settanta, in America, più precisamente in California, Howard Jarvis lancia un’associazione di contribuenti per la rivolta fiscale, facendola dilagare in tutti gli Stati Uniti e portando Reagan alla Casa Bianca nel 1980. Il movimento del pensiero anti-tasse comincia a diffondersi ovunque, diventando la forza più potente della Destra. La dottrina ufficiale diventa così l’iperliberismo di Milton Friedman condito con la “curva di Arthur Laffer”, l’economista che riconcilia la Destra con i deficit pubblici.

Il suo teorema recita che il bilancio in rosso è desiderabile se nasce dalla riduzione delle imposte perché innesca uno sviluppo che alla fine, grazie all’aumento dei redditi e quindi del gettito fiscale, risana automaticamente gli stessi deficit. La bassa pressione fiscale americana è comunque un’illusione. Il cittadino medio versa meno imposte dirette che in Europa ma deve pagarsi a parte la sanità, la scuola privata e molti altri servizi. Del resto quello che ho scritto finora è ormai palese a tutti.

Via via questo pensiero ha oltrepassato i confini americani e si è ben radicato anche in Europa, nei discorsi politici l’egualitarismo e la denuncia delle diseguaglianze hanno perso visibilmente presa, la Destra avanzava, la Sinistra annaspava.

Anche in Italia ha dilagato l’idea di essere tutti piccoli capitalisti. Per così dire “l’invidia sociale” ha perso il suo appeal, anche perché l’alta mobilità genera la fiducia, l’illusoria fiducia, che tutti possano arricchirsi, anche facilmente, solamente spostando denaro da una parte all’altra.

“Sinistra Ecologia Libertà” dovrà intraprendere, al più presto, una nuova strada, che abbia come suo fine ultimo una equa redistribuzione della ricchezza, il nostro Paese ne ha un fortissimo bisogno. Dovrà altresì pensare e proporre una diversa imposizione fiscale e un nuovo “Welfare State” che sappia ragionare sulle aspettative e le attese future della nostra società.

I giovani alimenteranno le funzioni sociali e culturali del nostro prossimo futuro ecco perchè dovranno essere al centro di ogni nostro pensiero.

La costituzione di un nuovo ed efficiente sistema sociale potrà sicuramente riconoscere una società più coesa e giusta, questo importante e difficile compito spetta a noi, a noi che crediamo ancora nelle tante positività che una politica di Sinistra può proporre.

Fonte:

http://www.sinistraeliberta.eu/

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