OCCORRE UNA RIVOLUZIONE CULTURALE

I dati forniti ieri dall’Ires Cgil devono costringere le forze politiche e sindacali ad abbandonare una politica moderata e più attenta alle esigenze di ricchi e industriali che del lavoro dipendente.
Lo dicono ormai gli economisti, anche quelli del Fondo monetario internazionale. La perdita del potere d’acquisto dei salari è un problema che deve essere risolto, non può più essere rinviato. Ne va dello stato di salute dell’economia mondiale. Se non ci sarà un aumento che non può che essere il risultato di una redistribuzione dei redditi, delle risorse, anche questa non più rinviabile, non si andrà da nessuna parte. Rischiamo di essere noiosi ma d’altre parte sono i numeri che parlano, cifre rese note dalle ricerche che le varie realtà investigative portano alla luce. Ieri è toccato all’Ires, l’istituto di ricerca economica e sociale della Cgil, rendere nota una realtà ormai ben conosciuta da anni e che in Italia sembra essere peggiore che altrove. Oltre cinquemila euro in meno in dieci anni per i salari italiani, per complessivi 44 miliardi, sono una cifra impressionante. E ancora più impressionante se confrontiamo i dati riguardanti le famiglie degli operai e degli impiegati con quelle di professionisti e imprenditori. Qui il divario è talmente alto, di classe per usare le parole giuste, da far gridare vendetta. Meno 3118 nel primo caso, più 5940 nel secondo. Stessa musica, e non potrebbe essere altrimenti, quando parliamo dei profitti delle maggiori imprese industriali, dei redditi da capitale e dei salari netti. Rispettivamente più 75,4%, più 87% mentre lo stipendio dei comuni mortali, o meglio il potere d’acquisto appunto, è sotto quello del 2000. Le ricette per risolvere questo problema sono tante. Tassare le rendite, le grandi ricchezze, combattere l’evasione fiscale, non c’è dubbio, lo hanno detto anche i ricercatori dell’Ires. Ma per fare questo crediamo che serva un vero e proprio voltare pagina, una rivoluzione culturale antiliberista che non può trovare cittadinanza solo all’interno della Federazione e di qualche altra realtà politica significativa ma comunque minoritaria. Queste forze non devono essere più lasciate sole a condurre certe battaglie. E anche la Fiom, la cui rappresentatività ben inteso, è fuori discussione come dimostrò il referendum di Pomigliano, non deve essere più additata come una componente “estremista” della Cgil ma accompagnata in tutte le sue battaglie che sono poi le battaglie a favore di tutti i lavoratori dipendenti e, non dimentichiamolo, per il rispetto della Costituzione, che fonda la nostra Repubblica sul lavoro, sui lavoratori e sulle lavoratrici. E’ tempo di elezioni, anche se ancora non sappiamo quando queste avverranno. E forse certe richieste della Federazione, come il ripristino della scala mobile e tante altre ancora, devono cominciare ad essere condivise da tutte le forze del centro-sinistra. Appunto perché non è più tempo dei se e dei ma. E non è degno di un paese civile accettare che un uomo come Marchionne guadagni oltre 400 volte quello che guadagnano i suoi dipendenti. Questo fa rassomigliare l’Italia più ad una realtà feudale che ad uno Stato moderno dove i più deboli hanno il diritto di essere tutelati dalla mattina alla sera e dalla culla alla bara, come si diceva una volta.

Fonte:

Partigiani del Terzo Millennio

L’angolo di Will

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